aprile 8 2013 Find Your Corner

FIND YOUR CORNER

 “Troppo grande per fallire. Troppo piccolo per avere successo” è un principio da sovvertire completamente nella progettazione e nello sviluppo delle nostre città. La crisi economica e sociale ha creato un grande vuoto sia fisico che morale. Enormi aree risultano abbandonate e con sempre maggiore difficoltà si riesce a intervenire sulla gestione degli spazi comuni. La costruzione di modelli di sviluppo urbano condivisi, di azioni spontanee può garantire i principi generali di una giustizia urbana: equità, diversità e democrazia. Azioni urbane sperimentali, innovative e spontanee possono offrire occasioni di rivitalizzazione urbana, porre direttamente delle domande concrete e suggerire processi di sviluppo.

I cittadini carichi del loro bagaglio di memoria, di conoscenza del contesto e di aspettative sono veri e propri “designer culturali” che affiancandosi ai “designer della forma” possono contribuire attivamente al processo di progettazione della città. Le azioni urbane sono interventi critici in grado di suggerire una normalizzazione dell’eccezionale, di quanto è inusuale per le nostre città ma che può costituire un patrimonio futuro.

 La critica al modello culturale di sviluppo della città ha origine negli ’60 e ’70, quando artisti, architetti e attivisti politici mettono in scena vere e proprie azioni urbane spontanee: nel 1973 i primi interventi di guerrilla gardening a New York ad opera di un gruppo di contestatori che si oppongono allo sviluppo di Lower East Side, oppure le  anarchitetture di Gordon Matta-Clark che lavora nello stesso periodo sull’idea degli Alternative Spaces realizzando FOOD, il primo esempio di pop-up architecture, un ristorante ricavato negli spazi di risulta sotto il ponte di Brooklyn.

Ancora oggi ha importanza cercare un piccolo spazio di qualità all'interno della città consolidata. Interrogarsi su ciò che manca agli abitanti nel fare esperienza degli spazi del loro quartiere. Valorizzare, anche attraverso interventi ridotti e mirati, la fruizione dello spazio pubblico. Intervenire direttamente sugli spazi vitali per il buon funzionamento della città, sulle strade, sui marciapiedi, sulle piazze, ma anche sugli spazi di risulta, per offrire nuove opportunità di esperienza e riflessione a chi camminando incontra per caso forme di espressione non usuali.

Scoprire le caratteristiche che possono rendere uno spazio vitale per gli abitanti, e scoprire che magari queste caratteristiche non corrispondono a luoghi tradizionali, piazze, strade, passeggiate, giardini, ma a luoghi marginali, inadeguati e impropri, ritagli e scarti nei processi di pianificazione e riqualificazione urbana, che sono tuttavia frequentati e amati.

Lavorare per la produzione di opere che assorbano insieme diverse istanze, dagli aspetti relativi al contesto presente alle rappresentazioni relative alla memoria e alle aspettative future.

Stimolare una riflessione che coinvolga non solo un ristretto gruppo di addetti ai lavori, ma che si apra al dialogo con altre discipline.

Promuovere l’incontro e la libertà di espressione, accrescere il senso di identità, di appartenenza al luogo in cui si vive e di partecipazione ad una comunità.

Istituire pratiche virtuose di uso dei luoghi, educare alla città, incrementarne il fascino che deriva proprio dalla ricchezza dei suoi spazi pubblici.

Ricominciare a credere nella città nella sua straordinaria capacità di accoglienza, di propulsione alla solidarietà e alla convivenza, di sostegno alla libertà e alla democrazia.

Le esperienze della Fondazione Pastificio Cerere, da sempre coinvolta nelle complesse dinamiche del quartiere di San Lorenzo in cui sorge, stimolano ad una riflessione sui rapporti fra attività artistica e architettonica e spazio pubblico.

Per questo è nato il desiderio di rivolgersi direttamente al quartiere e agli abitanti, di aprire e arricchire ulteriormente le relazioni fra gli spazi della Fondazione e il contesto, di agire insomma anche sui limiti e sui conflitti fra l'idea di spazio privato e la possibilità invece di una libera fruizione di esso. In fondo proprio gli spazi della Fondazione, pur essendo di proprietà privata, appaiono fra gli spazi più importanti del quartiere di San Lorenzo resi disponibili al pubblico.

Pastificio_arch è il nuovo progetto ideato da Marcello Smarrelli e proposto alla Fondazione Pastificio Cerere che per la prima volta si apre a esperienze di ricerca, sperimentazione e progettazione architettonica.

Giovani studi di architettura sono invitati ad affrontare il tema dell’urbano cimentandosi con piccole porzioni di spazio, in cui creare un evento da consegnare al quartiere affinché possa farne esperienza, assimilarlo e nel caso promuoverlo e moltiplicarlo. Gli studi sono chiamati ad agire direttamente sul territorio e a realizzare concretamente un’opera, superando l’idea di un’architettura che affronti la sola dimensione dell’immagine per favorire l’indagine sugli aspetti sociali e antropologici dello spazio.

A differenza dell’opera d’arte, l’opera di architettura si confronta inevitabilmente con il vissuto degli abitanti, con le loro differenti esperienze percettive, con i loro bisogni. L’opera di architettura si confronta con una durata temporale che non è soltanto quella dell’ideazione e della progettazione, ma anche quella dell’uso e dell’interpretazione dello spazio da parte dei fruitori a cui l’opera è destinata. I cittadini, le associazioni e gli studenti delle facoltà di architettura e design sono chiamati a interrogarsi su temi ogni anno diversi: come attraversare una strada? Come sostare in una piazza? Come perdersi in un quartiere? Come ritrovarsi? Come e perché guardare un edificio? Come sentire, percepire e vivere la città contemporanea?

Le ricerche e le realizzazioni si sviluppano nell’ottica di una possibilità di confronto e modificazione continua, al contrario di quanto avviene nel caso dei grandi interventi pianificatori delle macchine burocratiche. Inoltre si vuole tenere conto di tutti gli aspetti di conflitto di cui generalmente gli strumenti di pianificazione non si occupano, per cui accade che gli abitanti, scontrandosi con una serie di regolamentazioni (ztl, strisce blu, recinzioni, divieti fisici e non solo...) tanto fitta da rendere impossibile la libera fruizione degli spazi, sono portati ad atti di appropriazione anche illecita.

 Anarchitetture, Pop-up architecture, Guerrilla gardening, PARK(ing) Day, Squatting, Occupy, Critical Mass, Parasite architecture sono solo alcune delle definizioni possibili che hanno assunto i tentativi di rendere familiare lo spazio pubblico passando da gesti, con una valenza anche fortemente politica, di opposizione, per suggerire le istanze alla base di nuovi modelli di sviluppo economico, urbano e sociale.

Find your corner si aggiunge all’elenco di significazioni possibili che si possono dare ad azioni urbane comuni, in cui gli architetti invitano i cittadini a prendere coscienza dei loro luoghi, a sperimentare e ad avere fiducia in progetti troppo piccoli per fallire.

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